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abele
...vorrei tanto creare un piccolo antro di spietata tenerezza...


Capoeira


24 ottobre 2007

Risposta all'amarezza

Pur essendo impossibilitato ad uscire dall’ufficio, io trovo che le tue iniziative alzino di livello il significato del mio fare capoeira.
La capoeira è un rituale bellissimo che produce energie e stati d’animo come nessun’altra attività.
Per chi sa ascoltare con l’anima, la roda permette di sentirsi parte del mondo e di rompere l’alienazione e la solitudine regalataci da questa nostra società.
E’ una celebrazione della gioia e della giovinezza ma, se a questa celebrazione non segue nulla, allora si tratta solo di una manifestazione estetica, di un ballo caraibico o di una lezione di aerobica.
Mi è stato insegnato a non cercare tanto di fare capoeira quanto di essere capoeira. E tutto questo ha trasformato un esercizio ginnico in un lavoro sulla anima e sulle mie intime convinzioni sia filosofiche e che politiche.
Ora, finiti i complimenti… la mazzata.
Giangi, le tue idee portano la capoeira un passo oltre al livello a cui la maggior parte della gente la pone che consiste in una bella attività che si fa con gente simpatica, con un mestre che ti insegna (a giocare) e poi ti da una corda che mostra a tutti quanto sei bravo. Poi le feste, poi le ragazze (o i ragazzi), poi i raduni.
Che ti piaccia o no, la trasformazione della capoeira in un impegno di carattere etico e politico, cambia le carte su molti tavoli, cambia il significato dell’attività “Capoeira” e, mutandone il significato, ne muta la sostanza.
E’ quindi inevitabile che, nella migliore delle ipotesi, questa gente si comporterà con freddezza: nella peggiore reagirà con violenza. Cosa che, con me, tra l’altro, è accaduta.
Questo fatto non deve amareggiare in quanto è dovuto alla natura dell’uomo: bisogna invece tenerne conto ed agire di conseguenza.
Bisogna comunicare con calma che è giusto fare certe cose, e che è bello, e che da soddisfazione, e che fa crescere, e che ne vale la pena.
A quel punto, all’inizio, sembrerà che la gente non ascolti, poi alcuni di loro inizieranno ad ascoltare, poi ti seguiranno ed, infine, daranno un contributo alla tua attività rendendola migliore ed ancora più efficace.
E tutto questo contribuirà alla maturazione del Gruppo e farà del gran bene a tutti quanti.

Per quanto riguarda la comunicazione, se hai bisogno di aiuto, fammelo sapere che ne parliamo.

Ti abbraccio

Guido – Ritual - Soluna




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9 novembre 2006

Opportunità e Capoeira

Sul sito del mio gruppo, stava procedendo una dotta dissertazione sul fatto che i Capoeristi che praticano lo stile chiamato Angola hanno l'obbligo di mettere la maglietta nei pantaloni ed io ho notato saggiamente che.

"So però che gli angoleri non avranno mai esperienza di uno dei misteri  della capoeira intuibile dalla costatazione che, quando alcune tipe fanno le aùs (la cosiddetta "ruota" n.d.a.), le magliatte non salgono mai abbastanza." 



E intervenuta Coco he ha scritto
"vabbè ragazzette, facciamoci pure salire le magliette, così ritual vedrà che sotto ci sono i top e smette di "nun dormicce la notte"... e magari tornerà a capire che la puzza dei piedi è un problema serio quasi quanto la maglietta negli abadà...

oppure, e io sono per la seconda, non fatelo!!... :che sarebbe il mondo senza la poetica fantasia di ritual!!"

Hem... ritual... sarei io.
In fondo, nella seconda parte del suo messaggio, Coco ha perfettamente ragione.
Le magliette che rimangono dove sono si chiamano SOGNI mentre quelle che salgono si chiamano OPPORTUNITA'.
 
In un certo senso i sogni sono più importanti delle opportunità perchè ci fanno guardare al futuro con speranza ed ottimismo.
E, tra l'altro, esse preservano la magia ed il fascino del mondo attorno a noi.
 
Da quando sono qui a Roma, (naturalmente) oltre alle magliette delle compagnucce del Soluna che su alzano di pochi centimetri sopra l'ombelico nell'istante di una aù, c'è stato l'acquisto e l'arredamento di un appartamento nella speranza di costituire una famiglia, ci sono stati Laurentina ed il Soluna nella speranza di ottenere un'appartenenza (per intenderci.... come la volpe del Piccolo Principe), c'è stata la scrittura di un romanzo nella speranza di una pubblicazione e di una vita intellettuale, c'è stata la capoeira  e la speranza di imparare a far girare l'energia in una roda come fanno i nostri mestre e maestri,  e c'è stata la città eterna nella speranza di un contatto con la storia che, per uno strano vizio,  finisce sempre per passare da queste parti (e questa è grossa ma, vi assicuro, che è anche vera).
 
In un'altro senso le opprortunità sono fondamentali perchè ci ancorano al presente, ci costringono a mettere mano ai nostri doni (perchè le oppotunità ci passano davanti ma poi sta a noi allungare la mano ed afferrarle) ed infine, quando si tramutano in  successi, ci confortano e ci danno la forza di continuare a sognare.
 
Un bacio
 
Guido
 
 
DISCLAIMERs 
a) Non si riconoscono responsabilità sulle conseguenze di un incauto allungamento della mano per cogliere l'opportunità costituita da una capoerista non consenziente indipendentemente dall'entità dell'innalzamento della maglietta.
b) Si sottolinea che non sempre le opportunità apparenti sono reali.
c) Si nota anche che in caso di opportunità reali non sempre l'azione porta ad un successo.
d) Per completezza, si rimanda alla voce catastrofe.   




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3 ottobre 2006

Sconquasso



Ieri sera mi lamentavo del fatto che oggi é stata una giornata cerebrle.
Bhe... in fatto di eccessi di razionalitá, oggi non c'é nulla da ridire.
Questa sera, il cervello é stato messo da parte: ha agito il cuore ed ha agito male.

Ma andiamo per  fatti: oggi facevano nove mesi dalla morte del mio amico e maestro di capoeira, per sapere cosa intendo leggete qui 
31 dicembre, 1 gennaio,  2 gennaio mattina , 2 genaio notte4 genaio mattina
Oggi é il 3 di orrobre e facevano nove mesi: tempo di fare un figlio. Noi abbiamo fatto una roda.

Io ho dato tutta l'energia che avevo e tutto l'amore che avevo. La roda é durata due ore e noi abbiamo cantato finché la gola non si seccava. Alla fine avevo dato tutto e sono entrato nella roda per giocare.

Un personaggio, in realtá un amico e comunque un fratello di capoeira, un tipo problematico e decisamente infantile, mi ha fatto uno sgarbo. In realtá nulla di grave.
Semplicemente ha provato a cacciarmi dal gioco "comprandomi" ovvero sostitundomi immediatamente.
L'etichetta vuole che si sostituisca il piú stanco. Quello di sostituire uno appena entrato é comunque un atto di spregio. Io non ho incassato.
Non sono uscito, l'ho ricomprato immediatamente e, cosí, l'ho cacciato dalla roda.
Il mio é stato un atto piú estremo del suo, e´stato fatto volutamente per umiliare, ed é stato amplificato dal fatto che dopo nessuno ha voluto giocare con lui.

A quel punto lui aveva due scelte: entrare e picchiare o andarsene. Nonostate i difetti, é comunque un amico ed ha deciso di andarsene. 
Io dopo l'ho seguito per cercare di non fare montare la questione. Non dico che ci sono riuscito ma... va bhe... piú o meno. Ho messo giú i semi, era arrabbiato ma ha iniziato a calmarsi, penso che poi capirá e faremo pace.

La cosa di per se stessa é lieve: il fatto é un'altro.

Sono nove mesi che il Professor se ne é andato. Ed io ho cercato di fare la mia parte. 
Ho dato tutto ció che avevo ed é stato un investimento in quanto, per amore donato, ho ricevuto sette volte amore... e crescita... e maturazione.
Questa sera mi sono reso conto di essere stanco.

Ero stanco di dover abbozzare proprio perché era la roda per il Professor.
Ero stanco di dover essere io quello adulto.
Ero stanco di voler esere quello che capisce, quello che tiene tutto in piedi (cosa, per altro, non vera).

Ero stanco di quelli che soffrono, e quindi gli é pemesso tutto. E noi che cerchiamo di tenere insieme le cose... noi siamo quelli forti... noi non soffriamo.... a noi non si deve nulla.

Lo so, é puerile, l'azione che ha fatto quel tipo mi ha fatto soffrire, e mi ha umiliato, e tutti si aspettavano che fossi superiore.
Io invece ho squssato per squassare.
Ho agito come ad una roda normale di quelle che possono finire a botte perché avevo una gran voglio di rode normali, e di eventi lievi, e privi di carico simbolico.

Avevo voglia di roba da vivere e basta. 

Mio caro Professor, spero che da dove sei tu possa perdonare questa mia umanitá e debolezza.
Io non mollo.
Continueró a fare il possibile.
Ma se ti capita di trovare il modo di darmi un po' di aiuto in piú... si... lo so... io sono forte... tu devi aiutare gli altri... ma una pacca sulla spalla.
In ogni caso va bene... ai ragione... io sono forte... e ti prometto che quello che é successo oggi sará solo un episodio.

Ti voglio bene, ti devo, molto e ti ringrazio di essere vissuto, di aver insegnato, e tutto il resto.

Buona notte

Accarezza una stella da parte mia!

Guido 


Ginga senza la luna, 23 gennaio 2006

Era una notte senza la luna
e tu giocavi la capoeira
e ti battevan le mani le stelle

La tua ginga
segnava lo scorrere
di infiniti universi.

E tu non combattevi
bensí conversavi
con una cometa.

Io oggi ti vedo
perduto dagli occhi
della donna che ami.

Io oggi ti vedo
nell’amore impotente
di chi le sta vicino
e nelle mie inutili preghiere
perché lei ce la faccia
a colmare un vuoto
che a me sembra freddo
come tutto l’universo.

Io oggi ti vedo
riflesso negli occhi
dei tuoi figli piccoli.

Io oggi ti sento
quando vogliono cantare

Io oggi ti sento
quando dicono
che la capoeira non é capoeira
se non chiudi la roda.

Quando saltano
e cadono di schiena
quando ballano
su calci sbagliati
e quando si stringono
piccoli ed insufficienti
amando per amare
come tu gli avevi insegnato.

In ognuno di loro
un frammento enorme di te.

Ora guardo nel cielo
e ti vedo giocare
con un capoerista perfetto
e non puó essere altri che Dio

Ecco...

tu che ci hai insegnato che giocare é conversare

tra un calcio e l’altro

ricordagli che...
 ...noi...
siamo piccoli.

 E come hai sempre fatto
quando non trovavamo neanche la forza
di tenere a tempo la ginga
compra il nostro avversario
mettiti di fronte a noi
sorridi calmandoci
portaci per mano
e donaci ancora la forza
di tirare il prossimo calcio
di sorridere
di battere le mani
di ballare
di amare
ancora una volta
ed un’altra
ed un’altra.

e buon viaggio amico mio
  




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29 settembre 2006

Se il gioco della capoeira fosse un'attivitá finalizzata ad essere "bravi"



Se il gioco della capoeira fosse un'attivitá finalizzata ad essere "bravi", allora non potrei che chiamarmi fuori.

Diró di piú: se qualsiasi delle attivitá artistiche che perseguo  fosse mirata ad essere "bravi" allora dovrei rinunciare a tutte le cose che amo: non dovrei scrivere perché ció che scrivo non lo vuole pubblicare nessuno, non dovrei fotografare, non dovrei cantare, non dovrei suonare né il berimau né la chitarra né altro.
Soprattutto non dovrei giocare capoeira perché un uomo di 100 kg non puó tentare di essere legeiro senza rischiare di essere pateticu.

Peró non é questo che mi é stato insegnato.

A me é stato detto di non provare ad essere un capoerista ma di provare ad essere un capoeira.
Mi é stato detto di provare a fare questa cosa e di cercare di toccarne il cuore. 
Solo cosí, il viaggio, in tutte le sue difficoltá, avrebbe potuto acquisire un senso.

E mi verrebbe da dire che questo viaggio ha acquisito un senso proprio grazie a tutte queste difficoltá.

E gli altri... beh... anche gli altri fanno il loro viaggio.

Quelli che sono intorno ai vent'anni (la maggior partedei nostri cammará), in genere, sono piú competitivi.
Lo ero anch'io alla loro etá.
Devono prendere il loro tempo e le loro facciate per capire che il valore di una persona é assoluto e non é relativo. 
Sono gli uomini di plastica della televisione (e gli americani) a pensare valere perché sono "i migliori", le persone vere valgono e basta... o non valgono nulla e basta.
Questo lo si impara facendo errori ed, a volte, classificandosi ultimi. Speriamo che lo imparino in maniera calma e poco dolorosa. Peró, in ogni modo, speriamo che lo imparino!
Comunque, come detto, tempo al tempo.

Invece quelli bravi che sono diventati monitores, o istructores (o lo stanno per diventare e ne fanno le veci) stanno cercando di fare un salto di qualitá.
Stanno passando da "responsabili di se stessi" a "responsabili e rappresentanti di tanta gente" (tra cui anche me).
Secondo me non é facile per niente. 

Io sto iniziando un'esperienza simile in quanto devo curare la formazione e gestire il lavoro di due giovani donne ingegnere.
Mi sto rendendo conto di quanto sia difficile  trasmettere la mia passione per ció che faccio, non impormi, non annoiarle, ed al tempo stesso ottenere una produzione di qualche tipo.
(Per farvi un'idea della mia frusrazione date un'occhiata al mio articolo intitolato "
Ho problemi con le donne ingegnere" e fatevi due risate).    

Tutto questo per dire che nel gruppo non vedo grandi stronzi.
Vedo solo gente che sta seguendo un percorso che é disomogeneo in quanto il punto di partenza, il punto di arrivo ed il modo di arrivarci dipendono dal viaggiatore. 
Ineviatbilemente, ognuno di noi, sta ad un punto diverso .

Vorrei aggiungere che, nella maggior parte dei casi, ho visto lo sforzo dedicato nell'apprendere ed andare avanti sinceramente ricambiato, sotto forma di rispetto, da parte di coloro che contano. (E gli altri? Beh... come si dice a Roma... ah... si.... STICAZZI!!!!).
E questo rispetto lo percepisco in roda quando gente tecnicamente molto migliore del sottoscritto ha piacere a condividere roda e giocate.
(E quelli che cercano solo un palcoscenico...  STICAZZI TAM BEN!!!)

Vorrei anche aggiungere che ai cambi di corda non sono quelli magri e bravi che ricevano abbastanza energia da far crollare la palestra: sono quelli che hanno donato qualcosa al gruppo.

E le sere di scoramento e di prostrazione... bhe... quelle ci sono. La cosa migliore é un letto caldo caldo, due cubetti di cioccolata, una camomilla, e poi una buona dormita.

Perché bisogna ricuperare... perché domani... bhe domani... magari...  sará il giorno in cui riusciremo a fare una giocata decente.

Buona Notte

Guido       





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26 settembre 2006

Rodas



Roda -
Indica sia il luogo dove avviene la sessione di capoeira, sia la sessione stessa. Il nome, che letteralmente significa "ruota", si riferisce al cerchio formato dai partecipanti che definisce lo spazio fisico all’interno del quale i due capoeiristi giocano.

Questa è la definizione che viene data al termine sul sito del gruppo di Capoeira di cui anch'io faccio parte. 

Per quello che riguarda la mia percezione, più passa il tempo più significato di questa cosa diviene più ampio.

Per me, chiudere la roda con qualcuno, implica mettere in comune energie e convogliarle in uno spazio sacro nelle quali esse vengano utilizzate per il gruppo e per se stessi.
Sento che la roda  è un'entità formata dalla batteria di strumenti, che la  persone che la delineano, che da coloro che giocano al suo interno.

Penso che le rodas siano una rappresentazione rituale della nostra esistenza come dovrebbe essere per permetterci di goderci il nostro tempo in maniera interessante, degna e profiqua.
 
E questo parallelo mi fa pensare che, in passato, ho condotto la mia vita come uno che gioca capoeira da solo al centro di un nulla. 
Mi sono inventato i problemi, gli avversari, le situazioni ed alla fine ho rischiato persino di crederci.

Col senno del poi mi rendo conto che non si può mai giocare da soli e non si deve farlo perchè, in questo caso, l'energia non può circolare e tutto diviene una sterile rassegna di performance tecniche o la manifestazione di un ego fuori luogo.

Altre volte, ho combattuto con un avversario senza sentire il ritmo del mondo che c'era attorno, senza percepirne la musica e l'energia.
Ed ecco che il nostro combattimento diventava un balletto sterile generato che non può non risolversi in nulla di diverso da un'infinita rivalità  personale.  
Oggi credo che due capoeristi senza roda finiscano per assomigliare a karateka eccessivamente carichi di inutili orpelli scenografici.

Il terzo caso sarebbe la roda senza niente dentro: è la potenzialità inespressa, in attesa di qualcosa o qualcuno, è una vita spercata.
Questo, devo dire, non è un mio difetto.

Per concludere (e rimettermi a lavorare) mi dico che ogni momento deve essere vissuto come "una meravigliosa "roda" che ha bisogno della fatica della passione e del ritmo che solo tu puoi donarle" ed ogni roda, se vissuta correttamente, non fa altro che ricordarci questo ed, in questo modo, contribuisce a rendere più intenso e fruito anche quella quota parte vita che viene vissuta senza indossare vestiti bianchi.

Guido




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25 settembre 2006

Triangolo Scaleno Teatro

Il Triangolo Scaleno Teatro, ieri sera, è  andato in scena alla festa di Liberazione.
Nella compagnia c'era Marzia, una ragazza del Soluna che conosco poco.

Per l'esattezza, tutto quello che ricordo di lei è l'istante un cui, nella roda dell'ultimo batizado, stavamo tutti seduti tranne lei (e qualche mestre) ed, incidentalmente, lei si trovava di fronte a me, altera, opaca ed architettonicamente ostacolante, coprendomi completamente la visuale.
In altre parole, considerando la dolcezza e la remissività del mio carattere, l'unica nostra iterazione era stata fino ad ora un conflittuale.
Insomma è stata del tipo "o ti siedi o ti sposti!".

Ieri sera, già di partenza, le ero grato perchè mi aveva segnalato l'esistenza di una performance teatrale vicino a casa mia in un momento in cui avevo proprio voglia di godere di un po' di recitazione.
Trovo che le rappresentazioni dal vivo riescono sempre a trasmettere un qualcosa in più rispetto a qualsiasi riproduzione mediatica perchè c'è qualcosa che non passa attraverso un tubo catodico o il fascio di elettroni proiettati su uno schermo.
Non so cosa sia.
Forse una vibrazione.
Forse la libertà di guardare ciò che più mi aggrada senza essere sottoposto alla volenza delle scelte di un regista.  
So però che un dramma di Shakespeare fatto da una compagnia di dilettanti ha qualcosa che manca ai film di Kenneth Brannagh sullo stesso argomento.

Quel qualcosa mi mancava e quindi ero deciso che, anche da solo, sarei andato a vederli e la presenza della Fra è stato un miglioramento di una situazione già buona.

Il palcoscenico era il solito scatolone di tubi Innocenti e setaglia nera concepita per fare da altare a tutte le celebrazioni di partito.
Un fastidio alle orecchie mi notificò dolorosamete che ci eravamo seduti troppo in prossimità delle casse dell'amplificazione, enormi ed anch'esse nere.
La scena si aprì (metaforicamente dato che non c'era sipario) con tre ragazze con in testa un sacchetto di carta. Quando se lo tolsero io capii chi era Marzia.   

Per quel che ho visto ieri, il Triangolo Scaleno Teatro è una compagnia composta da tre ragazze e due ragazzi. 
Si tratta di una compagnia giovane e frizzante che da l'impressione di essere formata da persone che amano ciò che fanno.

Lo spettacolo era un "reading" (sperando che si chiami così) ovvero la lettura di brani accompagnati da musiche.
Per descrivere ciò che succedeva sullo sfondo, mi verrebbe da usare il termine "teatro muto": in altre parole, coloro che non effettuavano la lettura eseguivano movementi mirati generare stati d'animo che finivano per "colorare" le parole pronunciate dal lettore.
Il risultato è stato estremamente efficace e lo spettacolo mi è apparso vivace e godibile dall'inizio alla fine.
I brani hanno riguardato lo sviluppo di spazi vuoti nelle città, l'occupazione del Leon Cavallo, una divertentissima cronaca inerente l'occupazione di una scuola, un brano tratto da Novecento di Baricco ed un'altro brano di Benni.    

Indipendentemente dal fatto che la conoscessi (ed in realtà, devo dire che la conosco assai poco), è accaduto frequentemente che Marzia, durante la recita, attirasse su di sé la mia attenzione. 
Non sono un esperto di recitazione ma devo dire che lei... come dire... tiene meravigliosamente il palco.
Mi fa sorridere che questa sua caratteristica che (confesso) un po' mi infastidisce in roda (e che tendenzialmente associo alla "naturale invadenza mediatica delle corde gialle") ieri è apparsa nettamente come una qualità che mi ha fatto essere fiero della sua performance.
Allo stesso modo, mi fa sorridere come, l'appartenenza allo stesso gruppo mi abbia fatto presumere che la piacevolissima performance di Marzia si riflettesse anche su di me e mi desse lustro.

Ok... lo ammetto... a volte ho persino l'impressione che l'universo non giri attorno a me... però, per fortuna, ciò non accade di frequente!!     

Tornando a Marzia, vorrei aggiungere lei ha anche un'ottima forza comica e questa cosa non penso che sia comune a tutti gli attori.  
   
Non ho condiviso tutto, per esempio, non mi è piaciuto il modo in cui hanno reso il brano di Novecento, però ciò non toglie che loro sono stati belli, bravi frizzanti e dinamici. 
Ciò non toglie che sono stati coraggiosi in quanto i brani letti impattavano anche su alcuni assurdi presenti nella festa di Liberazione con una bella carica ironica e tagliente.
Ciò non toglie che mi sono divertito dall'inizio alla fine e che, secondo me, li hanno applauditi troppo poco (avari di applausi questi romani).

E ciò non toglie che, a questi ragazzi, metterei volentieri in mano brani del mio romanzo convinto che loro ne farebbero si un'opera loro (e non più mia), ma essa sarebbe anche un'opera fresca e vitale.
E, vi garantisco, non è cosa da poco.
  
Mi viene infine da pensare a quanto il gruppo Soluna sia un humus ricchissimo di stimoli intellettuali ed umani.
Noi siamo qualche centinaio di persone che praticano un arte che richiede dedizione, fantasia ed apertura mentale: è evidente come queste qualità implichino lo sviluppo di produzioni artistiche anche al di fuori della Capoeira stessa.

Ed è ugualmente evidente quanto ciò sia un dono che, se colto, potrà  riempire di colore e magia la nostra vita.   

Un abbraccio

Guido
   




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16 settembre 2006

Onirico-capoeristico



E' un po' di tempo che sogno e che mi ricordo di quel che ho sognato.

Nel sogno di questa notte era pomeriggio, la luce era azzurra, ed io stavo suonando il mio berimbau.

Ero contento di aver finalmente ottenuto una cabaca piú grossa.
(Non si trattava di un gunga, era piuttosto un medio di dimensioni abbondanti).
Provavo a suonare e modulare il suono appoggiando la bocca della cabaca sulla pancia.

La stanza era intonacata in celeste, come detto azzurro-verde era la luce che filtrava da una porta finestra aperta su un giardino rigoglioso di piante  smeraldo, azzurro era il letto davanti a me.
Ero ad un primo piano e vedevo una balaustra di ferro battutto a impedire alla gente di cadere di sotto.  
Dietro di me il buio. Non ricordo come fossi arrivato in quella stanza, ma ricordo che quella stanza era mia.

A un certo punto il berimbao mi si attacca al corpo.
Io non provo paura: lo allontano e la bocca della cabaca si tira dietro la pelle della pancia.
Noto che sono a torso nudo e la mia pelle é tinta di blu.
Continuo a suonare ed appoggio di nuovo la cabaca alla pancia.
Questa volta non si stacca. 
Allontano il berimbau dal mio corpo e con esso la pelle. La mia pancia fluisce via come un grosso pane di gomma viscosa. Non sento dolore.
Lo stacco e lo lancio sul letto: sembra un pane di pasta per pizza composto di gomma bluastra.
Io sto benissimo. Lo guardo e mi chiedo se mi dispiace di aver perso quella porzione di pancia. 
No. Non mi dispiace. Mi rammarico solo che, a partire da adesso, non ho piú ombelico.

Quando oggi mi sono alzato, pesavo un chilo di meno.
Non era un miracolo. 
Nel desiderio di godermi maggiormente gli allenamenti mi ero semplicemente messo un po' a dieta. 
    
Guido




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5 settembre 2006

Buon anno Capoeira! (Ovvero atteso termine di una fase sado-maso)

E' prevedibile considerare che la pausa estiva porti un lieve peggioramento nello stile di gioco: non pensavo di essere in grado di sviluppare una tale performance di eccellenza nel massacro della poca tecnica che, fino ad oggi, ero riuscito ad acquisire. 

In realtà, nel crollo estivo ero riuscito ad essere estremamente efficiente grazie ad un avvio impostato ben prima della pausa effettiva.

Alla fine della roda di Talete la mia instructora mi disse che avevo giocato bene: mi sembrava persino di notare delle sfumature differenti tra il mio gioco di Benguela e quello si São Bento. 
Ma quella è stata la sommità della montagna, ed a quel punto non mi è rimasto che scendere.

Abbiamo giocato... in realtà l'idea sarebbe stata quella di suonare ma, sapete com'è, se c'è gente che suona, chi batte le mani ci mette un attimo ad iniziare a calciare.
Beh... sarebbe meglio definire il mio Sao Bento, più che una forma di gioco corrispondente ad un tocco di Capoeira, come una proposta per il nome brasilianizzata di una nota casa di acque minerali.
Alla fine ho detto:
- non riesco a capire... giocavamo Angola e Rasgò mi stava riempiendo di botte!
e Coco 
- Guido... noi non stavamo suonando Angola!

La cosa più notevole è che il mio gioco attuale consiste di una versione estremamente essenziale della Capoeira nel senso che mani a terra... neanche a parlarne... calci... solo meia lua... solo basse... solo da un lato.
Insomma Ginga e schive, tanta ginga e poche schive, anche quando arrivano i calci. 

Pensandoci bene, mi è venuta in mente una buona sintesi della mia Capoeira: entro in roda e mi faccio picchiare... insomma... Sado-Maso-eira.

Oggi riprendono i corsi.
Spero che, grazie ai buoni uffici del nostro Instructor, di ri-otterrò velocemente l'accesso a qualche tecnica perché è più divertente giocare a tennis quando riesci a fare diritto e rovescio.

In ogni caso, mi mancavano quelle due ore in cui scaricare la tensione e candeggiare l'energia negativa accumulata in settimana.
Mi mancava il riscaldamento senza senso impostato dai nostri graduati correndo come se stessimo perdendo l'autobus.
Mi mancava quando parte la musica che non si sente più la fatica, mi mancava come sto dopo aver fatto gli addominali, e mi mancava quando apro fraudolentemente gli occhi durante gli esercizi di equilibrio e vedo che sembriamo tutti eroi contorti trasformati in pietra dallo sguardo malevolo di Medusa.
Mi mancava il wrestling con i piccoli.
Mi manca la soddisfazione quando riesco a fare un passettino in avanti.

Forse sono un tradizionalista, ma continuo a far iniziare gli anni con gli autunni ed a terminarli con le estati.
Con un calendario che muta le date di solstizio in solstizio, il mio cuore rinnova le ere di equinozio in equinozio.
Forse, invece, sono sempre e solo legato alla realtà scolastica che m'imponeva un triste e speranzoso rientro sui banchi di scuola. Forse ritengo che sia ciò che apprendo sia quello che conta veramente e segna il mio tempo e quindi, per me, gli anni iniziano a settembre.

Buon anno irmãos!
Speriamo di usare questi nuovi 12 mesi per costruire qualcosa di grande! 

Vostro
Guido - Ritual


      


  




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30 luglio 2006

Roda di chiusura - Bilancio di sette mesi che hanno cambiato tante cose e progetti per il futuro.



Questo è il primo anno che  una roda di chiusura é per me un evento significativo perchè... sapete?... quando si vive in movimento le cose non iniziano nè finiscono: scorrono e basta.

Da un po' di tempo a questa parte, non accadeva che una componente importante della mia vita non avesse alcuna possibilitá di esere chiusa in uno zaino e portata a 3000 km di distanza, non potesse essere serbata in un ricordo o in un racconto.
Come ogni cosa di questa terra, anche questo fatto ha aspetti positivi e negativi: in altre parole è una esperienza piena ed a tutto tondo. 

Ma veniamo alla roda: é andata bene.  

C'erano tante cose che potevano non farlo ma, evidentemente, gli uffici di Pudim, Macaco, Magilla e di altri, latori piccole ma costanti correzioni al flusso degli eventi,  hanno fatto sì che un cammino duro venisse intrapreso e portato avanti.

In realtà, non so dove questo cammino abbia portato me e tanto meno so dove abbia portato gli altri.
Ma questa è una cosa alla quale sono abbastanza abituato ed ho  l'impressione di aver capito alcune cose e di essere cambiato in meglio.
E, nonostante lo spingersi avanti può voler dire vuol dire alzare la posta in gioco e rischiare che  ogni errore causi ferite sempre piú profonde, quello é l'unico modo disponibile per far guarire i tagli che giá mi porto addosso.  

Ho fatto i miei errori, li ho affrontati e li affronto tuttora.
Ho provato le mie belle delusioni.
Alcune volte non sono stato capito ed ho sentito giudizi che, francamente, rasentavano il ridicolo.
Eppure non rimpiango un solo istante.

Una tendenza che ho notato, specialmente nelle persone giovani ed in quelle che, più in generale, non sanno quanto le situazioni ed i sentimenti della gente possano essere differenti da quelli da loro sperimentati in prima persona, è quella di prendere atto di poche azioni (spesso riportate da terzi), proiettarle in un contesto che era proprio dell'osservatore e non dell'osservato, ed effettuare deduzioni barocche.
Ogni volta che si fa uno di questi passi... bhe... si prendono cantonate colossali e si capisce qualcosa di meno.    

Il fatto è che, nonostante quello che ci dicono a scuola, quello che ci dicono sul lavoro e quello che ci dice la pubblicità, le persone non sono confrontabili perchè il loro cammino parte da  punti diversi ed arriva in posti diversi.
Noi possiamo solo osservare ciò che succede e cercare di ottenere qualcosa di utile per noi dalle esperienze altrui.
Ogni tentativo di prendere un giudizio di merito su una situazione e trasformarlo in un giudizio di merito su uno dei protagonisti, oltre ad essere fonte di guai, non serve proprio a nulla.

In altre parole sono convinto che sia impossibile dire se una persona è stupida, immatura, intelligente o saggia  perchè non si può entrare nel suo cervello.
Dire che essa si è comportata stupidamente, immaturamente, saggiamente o intelligentemente è  possibile ma pericoloso in quanto implica una previsione del futuro. 
A volte... però... dire che... se si mette una biglia su un piano inclinato... prima o poi essa rotolerà... beh... non è una cosa così sbagliata ed è necessario per evitare che accada.

Infine, ritengo che sia sacrosanto parlare e cercare di capire ciò che si vede e mi piacerebbe trovare più gente con cui discutere.
Dovrò comunque ricordare che è opportuno tenere ben separati ciò che si è visto da ciò che se ne deduce, e dovrò tener presente che ciò che ho visto quasi sicuramente è, mentre le deduzioni possono essere completamente errate. 

Investigare la realtà è un modo splendido per usare il proprio tempo e conoscere il proprio prossimo.
 
Devo dire che per fortuna, con i più coraggiosi tra i personaggi che mi avevano giudicato ed attaccato, ho avuto la possibilità di confrontarmi (leggete "scontrarmi").
Nonostante le mie spalle larghe, questi confronti hanno fatto parecchio male ed ho dovuto ingoiare i miei bei rospi però (e questa è la novità) ho potuto imparare che tenendo duro le rigidità decrescono, un po' ci si riesce a capire e, quando non ci si capisce, si riesce ad accettarsi.  
Alcuni di questi confronti sono ancora in corso e questa sarà materia per la mia vita dell'anno prossimo.

Anche questa è un'esperienza nuova: da sempre questa mia capacità di parlare mi ha messo in mano un'arma estremamente efficace che ho usato per proteggermi dal mondo. 
La mia natura è aggressiva, e sarcasmo e ironia sono ottime armi.
Quando vengo aggredito, sono perfettamente in grado affondare colpi molto dolorosi utilizzando poche parole.
Con poche parole dirette si può ferire l'anima della gente e con il ridicolo si può distruggerne l'immagine.

Quest'anno, dato che ritenevo di avere obiettivi più importanti della manutenzione del mio ego, ho deciso di non farlo e, porcaccia miseria, ne è quasi sempre valso la pena.
Dico "porcaccia miseria" perchè nei trentacinque anni precedenti ho picchiato duro tantissime volte e, se è sempre stato così, vuol dire che mi sono giocato altrettante occasioni.  

Bhe... no... dai... qualcuno se lo sarà anche meritato!!!!

Quest'anno, ogni attimo ha dato qualcosa (anche quelli brutti): forse soprattutto quelli brutti.
Ad ogni perdita sono seguiti doni.
A quasi tutti i litigi è seguita la ricostruzione di un rapporto più forte. 
Ho notato, quando nei momenti piú duri si stringono i denti e si cerca di continuare ad essere giusti e coraggiosi... bhe... la gente del Soluna tende a manifestarti supporto, comprensione e rispetto e... insomma... ne vale la pena.
Questo è importante.

A volte penso all'origine di questa mia crescita e mi sento un po' in colpa.
Mi sembra ingiusto ricevere quando altre persone che amo hanno perso così tanto.
Mi è stato detto che è una cosa normale e che questa cosa non fa di me una cattiva persona.
Mi piacerebbe che me lo potesse dire anche il Professor.
Continuerò in ogni caso a mettere a disposizione tutte le mie risorse per gli obiettivi che ritengo lui, in caso di sua assenza, avrebbe voluto fossero perseguiti.
Certo che, magari, lui non avrebbe chiesto a me di perseguirli ma, in fondo, mi sembra di star facendo più bene che male e si tratta di obeittivi normalissimi e sacrosanti ed io non ho intenzione di metterli in discussione. 

Esistono ancora problemi (e belli grossi!). 
Ma è anche un fatto che l'assenza di problemi procede a braccetto con un'assenza di crescita.
E francamente, questo é un prezzo che io non sarei mai disposto a pagare.     

Comunque, bandendo le ciance, le fini solo tollerabili solamente grazie alla consapevolezza che esse segnano nuovi inizi ed io depongo grandi speranze nell'anno a venire.

Vorrei fare si che alcune persone che conosco solamente "al volo" durante una manifestazione o una Juvenia, diventassero maggiormente tridimensionali.
Vorrei continuare a mettere a punto quelle conoscenze e quelle tecniche di capoeira che, in questi mesi, sono riuscito solo ad abbozzare.
Qualche Venerdí, vorrei provare la roda di Prenstina per vedere se quei famigerati saltelli fanno bene (come evidentemente pensa il nostro Mestre), o fanno tanto male come dicono alcuni di quelli che li hanno provati.
(Si... va bhe... lo so... probabilmente sono vere entrambe le cose... ma di quella roda mi hanno parlato un gran bene... quindi vorrei investigare)
Qualche altro venerdí vorrei anche andare a trovare Fifí perché spiega alcune tecniche marziali spettacolari, divertenti ed efficaci (ed a volte un po' di cattiveria serve!) e insegna ad avere una visione tattica del gioco che, decisamente, mi manca.
E se Macaco non si arrabbia... bhe... qualche volta marineró Laurentina per fare una puntatina al Talete e rifarmi gli occhi.

Nel discorso finale Pudim ha parlato di quanto la diversitá fra le varie palestre fosse una ricchezza ed allo stesso tempo potesse diventare un limite.
Ciò accade nel momento in cui essa diviene tanto ampia da impedire comprensione e dialogo.
Parole sante.

Mi chiedo peró perché non insista su un'altro fattore: la diversitá del gruppo é una ricchezza sia dal punto di vista capoeristico che umano.
Chiudersi in casa propria non permette di fruirne.
E' come arrivare a casa, trovare la tavola imbandita di ogni ben di Dio, trovare piatti di tutto il mondo, le spezie piú profumate ed i frutti piú esotici e poi... mangiare sempre il contenuto di una sola unica portata.
Mi verrebbe da dire che é sciocco ma sarebbe un giudizio affrettato.
No... dai... sciocco no... sarebbe una condotta che limita i rischi... una condotta prudente... una condotta assennata... una condotta anziana.
In altre parole una condotta triste.

Bhe... io... l'anno prossimo... di tristezza... bhe.. meno é meglio.

Non bisogna credere che non riconosca ed apprezzi quella calda sensazione di sicurezza che si prova quando si gioca con i propri fratelli più stretti, quella certezza di essere accettati, supportati e protetti: è una sensazione splendida, specialmente quando si è stanchi.
Si tratta della disponibilità di un rifugio sicuro, di un porto in cui tornare.

Si tratta però anche più di una sensazione che di una realtà e, soprattutto, si  tratta di un carcere dalle tenere sbarre in quanto la vittoria sulla paura dell'ignoto è il primo importantissimo passo verso qualsiasi libertà.

Se ci si chiude in casa propria, l'esperienza alla fine stagna e, cosa peggiore, si finisce per diventare classisti ed integralisti per la paura che il contatto con ciò che è diverso faccia crollare un castello di carte di cui percepiamo la fragilità.

E se succederà sempre quello che è successo fin'ora, quel castello di carte è destinato crollare in quei circa 5 o 10 minuti che servono, quando si va a fare visita ad una nuova palestra del Soluna, per rendersi conto del fatto che le persone abbiamo attorno sono assolutamente identiche a quelle che consideriamo i nostri fratelli di Capoeira, quelli della nostra palestra.   
E la paura svanisce.
E ci si rende conto che il tentativo di impossessarci di un frammento del mondo non è altro che una maschera per nascondere la nostra rinuncia a tutto il resto. 
Ed è come gustare la ciliegina ed evitare impauriti la torta.

Comunque, tutto questi bei propositi valgono per il futuro, ora sono un po' stanco e, per qualche tempo, non ho più voglia di pensare, di faticare, di costruire, persino di descrivere.
Penso che staccherò per qualche settimana.

Spero che questo mio viziaccio tanto di guardare e di descrivere quanto di tirare conclusioni imperfette e condividerle con voi, non vi abbia annoiato eccessivamente.

Quindi volevo salutare tutti quanti, abbracciarvi e mormorarvi un arrivederci al prossimo anno scolastico. 

Un abbraccio

Guido - Rital - e tutto quanto il resto.




permalink | inviato da il 30/7/2006 alle 20:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


25 luglio 2006



Photo by jeancolemonts


Presi il Berimbau, lo incurvai facendo leva sulla coscia e bloccai il filo.
Incomincia a provare qualche tocco.
Mi misi a cantare.

Non andava.
La melodia c'era ma non andava.

La musica é un mezzo per creare atmosfera.
Al tintinnare della bacchetta sull'arame, é la voce che deve dare corpo al tutto.
La voce deve dare calore.

Essa usciva stridula ed ogni mio tentativo di riprodurre quanto avevo ascoltato proseguiva patetico.
Continuavo a domandarmi perché le canzoni di Angola mi venissero cosí naturali metre il Sao Bento uscisse tanto vuoto.

A quel punto mi venne in mente che le canzoni che mi vengono bene sono quelle di Toni Vargas e la ragione é che io... non ho la voce di Toni Vargas. 
Avevo quindi semplicemente accetatto di non farle uguali. 
Avevo smesso di scimmiottare un mestre e mi ero messo a far scivolare l'anima nel canto.

Ho provato a fare lo stesso con alcune semplici canzoni su un ritmo di Sao Bento Grande. 
Ho provato a tirare fuori la mia canzone.

Ho sentito di aver trovato la voce giusta e la melodia é scivolata giú leggera e morbida come la veste di una donna quando si riesce ad azzeccare il momento, l'atmosfera e la tecnica per sciogliere quell'unico nodo che la fermava sulla spalla. 

Non so dire se ho effettivamete cantato quello che dovevo cantare. 
In fondo non importa. 

Forse ho solo avuto una fugace visione di ció che é il mondo.
E sicuramente, la prima volta che proveró a fare la stessa cosa in roda, avró la prova provata se una interpretazione spinta, sentita e personale é considerata lecita solo per i miti della capoeira o anche per i comuni mortali.

Buona notte

Guido
   




permalink | inviato da il 25/7/2006 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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