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abele
...vorrei tanto creare un piccolo antro di spietata tenerezza...


Diario


28 febbraio 2006

Anarchia



Leggevo il vecchio Irlanda che scriveva:



Seguo il suo invito:

Chi ha il coraggio di definirsi "Anarchico"?
Ok. Comincio io.
(
http://senzafreni2lavendetta.ilcannocchiale.it/)
Ed  io (Irlanda) ti seguo


E non potevo resistere: dovevo seguirlo.

Perchè, come gli ho scritto, il progresso è una fila di persone che fanno errori nuovi ma vanno sempre avanti.

Perchè, in democrazia, è giusto delegare tutto tranne la responsabilità ed il pensiero.

Perchè, solo a chi non sa di cosa si sta parlando, la parola Anarchia rievoca scenari di macerie, di distruzione prodotta da scheggie impazzite con una bomba in mano e la convinzione che non ci sarebbe stato nessuno a dargli la colpa.

Solo che non è così.

Se ci fermiamo un attimo a pensare, riusciamo a capire che, se si abdica ogni ideologia giustificativa ed ogni istituzione impersonale ed irresponsabile, rimangono masse i uomini gravati dal peso indelegabile di ogni loro azione.
Appare evidente che l'azione di "turarsi il naso" non implica alcuna decrescita circa la responsabilità di chi "vota DC".
 
Se si spogliano le istituzioni di ogni valore sacrale, appare evidente che esse sono unicamente funzionali all'Uomo.
Per esempio, appare evidente che la legge, i tribunali ed il potere esecutivo servono ad evitare la continua perpetrazione delle ingiustizie e, se hanno un effetto diametralmente opposto, devono essere cambiate. 

Si vede che lo Stato è un mezzo e non un fine. 

Si vede che non si può fare giustizia ma si deve evitare di perpetrare l'ingiustizia. 

Si vede che la fedeltà ad un partito è sensata come la fedeltà ad un frigorifero.

E si vede che il futuro è di tutti, i bambini sono di tutti, l'ambiente è di tutti ed i diritti più sacri (vita, libertà, rispetto e felicità) sono di tutti.
Tutti devono dare il massimo per proteggerli essendo inesorabilmente responsabili della loro partecipazione (in termini di parole, opere ed omissioni) ad ogni fallimento.

Se questi sono gli ideali di un distruttore allora io sono uno sciocco.
Se invece questi sono gli ideali di chi vuole un progresso verso il bene nel cammino dell'Umanità... bhe... allora anche io sono un anarchico.

Buona giornata

Guido   
 



Seguo il suo invito:

Chi ha il coraggio di definirsi "Anarchico"?
Ok. Comincio io.
(
http://senzafreni2lavendetta.ilcannocchiale.it/)
Ed  io (Abele) ti seguo





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27 febbraio 2006

Giusto e sbagliato

Garbage ha scritto:

"Non ti curar di loro, ma guarda e passa

Dicono che non bisogna ascoltare i pareri della gente, che dobbiamo fare quello che ci sentiamo di fare senza troppi problemi e paura di sbagliare. Che dobbiamo essere liberi di pensare e agire senza sentirsi l’alito sul collo di chi è sempre pronto a giudicare tutto e tutti. Che poi è inevitabile giudicare in continuazione, è pur sempre un modo di esprimere la propria opinione. Eppure non è così, non per me. Accorgermi di non piacere, di essere criticata, giudicata male ecc. mi mortifica. Ovviamente i giudizi che ascolto di più sono quelli delle persone che stimo, che mi interessano, ma anche gli altri non passano inosservati. E’ brutto capire di non piacere, non piacere a tutti per lo meno. Una persona si sforza di essere apprezzata, di essere simpatica, di essere accettata indistintamente da tutti. Ognuno però ha i suoi gusti, anche in fatto di simpatie, e io ho sempre la sensazione di sbagliare."

Secondo me, si tratta di un piccolo errore di prospettiva derivato dalla dialettica tra una eccessiva e stupida democraticità ed un altrettanto estremo individualismo.

Da un lato ci insegnano che il plauso pulisce ogni colpa, una De Filippi qualsiasi si può permettersi di usare violenza psicologica inutile perchè fa audience; ci insegnano che quanta più gente ritiene che qualcosa sia giusto tanto più giusta sarà quella cosa e, cosa più grave, ci insegnano che ciò che non è condiviso dalla maggioranza non piò essere giusto.

Questi saccenti insegnati dimenticano troppi santi e i filosofi linciati dalla folla, il tripudii in piazza Venezia al momento di iniziare una guerra perdente, l'appoggio popolare alle tante pulizie etniche, il panem ed i circenses e le caccie alle streghe.  

Dall'altro lato, in genere per reazione, si cade in un eccessivo individualismo ed un relativismo degenere che finisce per farci rimanere soli ed infelici.

Per quel che vale, sono convinto che il mondo sia molto più semplice.

Credo ci siano cose giuste e cose sbagliate: il cammino di ognuno di noi consiste appunto nel discernimento delle cose giuste e nel tentaivo di metterle in atto.

Le persone che ci vogliono bene tenteranno di darci una mano. Esse sono una risorsa da non sottovalutare ma il cammino da percorrere rimane il nostro.

Tutte le altre persone cercherano di usarci, di influenzarci, e di instradarci in favore dei loro interessi. Per questo motivo è importante rimenre con gli occhi belli ancorati al nostro obiettivo, non farci fuorviare, e stare all'occhio che "coloro che ci vogliono bene" ci vogliano veramente bene.

E anche se sbaglieremo, i nostri errori faranno parte del nostro cammino tanto quanto le cose giuste, basterà avere pietà per noi stessi ed il coraggio di rialzarsi.

La piccola Garbage è sempre una fonte di preziosi pensieri.

Un abbraccio

Guido
  




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27 febbraio 2006

Vita



Ieri notte mi chiedevo per quale motivo tutte le cose belle non possano essere belle e basta,
per quale motivo, timori e pensieri debbano emergere come un mostro dall'acqua torbida.

La risposta, forse, è insita nella mia natura di osservatore. Non ho la fortuna di essere incosciente e molte delle possibili conseguenze delle mie azioni mi appaiono da subito.

Per questo motivo, a volte, ho invidiato gli incoscienti che, incapaci di vedere i rischi, sanno evitarli grazie all'istinto o alla mano compassionevole di un angelo custode ma, subito dopo, mi sono ricordato che ciò che facilmente si ottiene, altrettanto facilmente si perde.
 
Se ci pensate, rimpiangere l'assenza di un dono è una dimostrazione di non trascurabile stupidità.

Quindi ho smesso!
Ho deciso che prenderò ciò che riterrò di poter perdere e darò ciò che penso si poter dare, se ciò che potrò dare non sarà abbastanza ehiederò perdono, e se sbaglierò sarà per debolezza ma non per assenza di coraggio.

Altre volte, in passato, ho lasciato che il timore mi fermasse, ma ora basta: ho preso atto che, se si vuole vivere la propria vita, bisogna saper camminare sulla cresta della montagna nella tranquilla coscienza del rischio di cadere.
Se scivolerò, sarò scivolato tentando di andare dove dovevo, se ce la farò, avrò la soddisfazione di non aver mai voltato le spalle al mio percorso.

Buona Giornata

Guido
 




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24 febbraio 2006

AIUTO!!!

Ho scritto l'aricolo PACS dopo aver letto un bellissimo post di una ragazza omosessuale  che, tra l'altro, fa parte di Razza di Luce.
Ora, per errore ho chiuso il browser prima di copiare l'indirizzo... bhe... ho guardato le pagine di tutti i BLOGGER di Razza di Luce ma sta ragazza non la trovo piú.

Qualcuno mi puó aiutare.

Aiuuuutoooo

Guido
 




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24 febbraio 2006

PACS

Alcuni problemi non sarebbero problemi se solo avessimo il coraggio di guardarli in faccia.
Alcuni problemi sarebbero solamente cose semplici e sacrosante, facili da fare, che renderebbero semplicemente migliore il mondo.

Ho letto pochi minuti fa la poesia scritta da XXXXXXXXXXXXXXXXXXX.

Come mai nessuno chiede alla chiesa, ai cattolici ed a tutti gli altri che tanto si ostinano a negare questo semplice diritto dove sta il problema?

Allora... abbiamo due persone che decidono di formare un nucleo familiare: la formazione di questa entità implica:

1) alcuni obblighi di mutuo soccorso fisico, psicologico ed economico,
2) la disponibilità di beni comuni tra cui l'abitazione, 
3) il riconoscimento di alcune regole di convivenza di carattere etico, alimentare, pratico o religioso.

Non vedo nessuna necessità di chiamarla famiglia, potremmo chiamarlo clan.
Non vedo alcune necessità nemmeno di inserire il sesso in questa equazione. 
E non vedo la necessità di inserire l'omosessualità in questa equazione.

Sto parlando di rendere possibile una struttura di carattere familiare più flessibile che risulterà comunque necessaria in un piccolo pianeta in cui il multiculturalismo sarà una necessità e non più uno sfizio. 

A noi rimangono due vie, o scegliamo la via della violenza e dell'imposizione del nostro modo di vivere (tipo integralismo islamico) oppure troviamo degli strumenti flessibili che permettano a persone con diversi modi di vivere di convivere con poche ma chiare regole comuni che si adattino però a molteplici necessità.

Mando un abbraccio enorme a XXXXXXXXXXXXX ed un augurio a lei ed alla sua compagna di un futuro sereno e quel minimo di normalità che è diritto di chiunque.

Spero per tutti che avremo la meglio sull'odio nascosto nell'imposizione di rigide e sterili visioni e sulla morte che ne deriva.

Guido




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24 febbraio 2006

Spinte

Dedico questo post a ilpostodellefragole che non risponde mai ma che, in quetso momento, sta seguendo un percorso molto simile al mio e, forse per questo, sta scrivendo post che mi fanno molto pensare.

A volte la vita scalcia.
Un calcio solo non è sufficiente a farci davvero male e ci lascia solamente un senso di silenzioso malessere.
Ma noi siamo gente coraggiosa e si va avanti.
A volte la vita stanca. E questa stanchezza non è altro che la lenta erosione dei nostri scudi protettivi, contribuisce ad una riduzione della nostra robustezza.
E noi ci si protegge con piccoli magici rituali.

Un rituale non è altro che una sequenza di azioni ricorrenti che creano un mondo e definiscono un identità. Se questo mondo esista davvero e se questa identità prescinda dal rituale stesso è un questione che non può essere risolta.
Francamente preferisco credere che il rituale cambi realmente le cose, che sia una magia che modifica il mondo rendendolo più simile a quello che vorrei farlo diventare e credo anche che, se la mia identità non è generata da questi rituali, bhe, questi rituali sono parte della mia identità.

Per me, scrivere questo BLOG, è il rituale di cui parlavo, per
ilpostodellefragole sembra sia lo shopping.

Ma quello che volevo dire è un'altra cosa.
Volevo dirle di non inquietarsi quando il cielo ci da quella spintarella che fa toccare il fondo perchè quello è l'unico sistema per mettere un piede a terra e darsi una bella contro spinta che ci faccia riiniziare la salita.

Un abbraccio e buona giornata


Guido
     




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23 febbraio 2006

Restituzione dei talenti

Sono fuori Roma per lavoro. Mi trovo a Pianoro che è un paesotto a pochi chilometri da Bologna.

Il cielo è grigio, la strada è grigia, il paesotto è grigio, mentre la gente non lo è.
La gente è gente di cantiere: bella gente.

Dimenticavo quanto si lavora bene con persone che, per necessità lavorativa, sono tenute a remare tutte nella stessa direzione e sento  la mancanza di Copenhagen quando, seppur con mille discussioni e litigi, ci si concentrava tutti nella costruzione di un oggetto.

Si trattava di un oggetto importante: una metropolitana.
Si trattava di un oggetto che avrebbe reso raggiungibili parecchi punti della città, che avrebbe ridotto l'inquinamento e diminuito il numero degli incidenti del sabato sera quando i danesi tornano a casa ubriachi in bicicletta.

Mi stavo dimenticando della soddisfazione implicita in un obiettivo raggiunto quando questo obiettivo serve alla gente.
In questi casi ci si sente di aver veramente restituito ciò che la sorte e la natura ci hanno assegnato sotto forma di capacità e talento.

Questa è una sensazione importante su cui dovrò lavorare.

Un abbraccio

Guido




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21 febbraio 2006

Piccoli guerrieri

Dedico questi pensieri alla piccola pensierifattiamano, senza voler in alcun modo fornirle risposta a nessuna delle domande implicite nei suoi scritti.
Voglio solo mettere un po' di concetti sul tavolo nella speranza che lei li possa usare come meglio ritiene.

La realtà è complessa. Ed è tale soprattutto perchè non abbiamo mai tutti gli elementi per giudicarla. Siamo tutti chiamati a viverla senza sapere mai tutte le cose che ci servirebbe per gestirla in modo proprio.
La realtà appare inguista: alcuni hanno tutte le fortune, altri hanno una fila di mazzate che fanno la fila per sfogarglisi sui denti.
Solo una cosa è certa: la realtà è ciò che è e, come tale, dobbiamo viverla.
Terza considerazione. La realtà è una lotta e sta a noi decidere se scappare, nasconderci o affrontarla combattendo. In ogni caso non possiamo valutare pienamente il risultato delle nostre azioni.

E qui finisce la depressione.

Personalmente, mi sono fatto una sola ma sufficiente ragione: noi siamo qui per questo.
Siamo qua per combattere e, combattendo, raffinare la nostra anima e migliorare noi stessi.

Noi siamo diventati ciò che siamo in funzione del modo in cui abbiamo combattuto le nostre battaglie e, di conseguenza, in funzione delle battaglie che abbiamo combattuto.

In questa ottica, le cose sono lì per noi.

Sono lì per noi i "mostri" che sono gli acidi che raffinano la nostra anima. Sono l'obiettivo da abbattere senza pietà e senza rimorsi.
Sono lì per noi gli angeli che ci tengono in piedi quando stiamo per mandare tutto all'aria e sono l'oggetto del nostro amore per il lato eroico di Dio.
Sono lì per noi i deboli, che sono l'oggetto del nostro amore quando esso si estrinseca sotto forma di compassione e misericordia, e sono l'oggetto della nostra tensione distruttiva quando sono la personificazione della meschinità e della violenta rozzezza.      

E la nostra arma è ciò che siamo. E siamo ciò che siamo in funzione di ciò che crediamo.

Io, per quel che vale, ti sono vicino nel tuo combattimento che è iniziato i così grande svantaggio.
Ma noto anche che lo svantaggio ti ha resa forte.

Il giudicare è un esercizio da mettere in pratica il meno possibile perchè i giudizi chiusi rendono deboili perchè in quanto ciechi a tutto ciò che, con essi, è incoerente.

L'amore è il carburante che ci tiene in moto.

E , come ho scoperto in questi ultimi giorni, la capacità di dire "aiutatemi" (alle persone giuste e quando se ne ha realmente bisogno) fa parte del patrimonio che persone come te e me devono mettere da parte perchè, vedi, un altro dato di fatto è la grandezza dell'universo e la nostra fragilità (almeno fisica... come avrai notato dal punto di vista morale è tutto un altro discorso).    

Abbraccio ogni lettore ed, in particolare, alla piccola pensierifattiamano.

Guido

 




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20 febbraio 2006

Coprivo il mio amore

Mi é stato detto che coprivo il mio amore con uno strato di inutile ironia e chi lo ha fatto aveva ragione.

Tantissime cose sull'amore sono comparse dal nulla e sono sembrate evidenti in questi ultimi mesi. Fra queste, la necessitá di lasciarlo scorrere, ´'impossibilitá di proteggersi e di viverlo a metá oppure tollerarlo in sicurezza.

Sto scoprendo che nell'amore, la parte affilata é indivisibile da quella morbida. Il caldo é incatenato al freddo. La gioia é vincolata al dolore.

Che é un treno che si prende o che si perde. E se lo si prende non bisogna curarsi della destinazione e non bisogna sperare in fermate intermedie.
 
Si va dove si deve andare... teneramente.

E quando ci si é arrivati non bisogna perdersi in rimorsi e nostalgia ma stringere a sé i tesori trovati lungo il viaggio, trovare per essi uno spazio nel cuore che non ci soffochi ma che li conservi, ed acquistare un nuovo biglietto.  

E trovare il coraggio di andare ancora avanti.

Perché tutto é per sempre ma tutto, su questa terra, dura quanto dura.
Che lo si accetti oppure no.

Buona notte

Guido




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20 febbraio 2006

Vignette che urlano e gatte che covano

Incuriosito, cercavo copia delle "vignette blasfeme" che tanta rabbia hanno generato nel mondo islamico.
Ho trovato solo il grugno di un oscuro pesonaggione con favoriti e sopracciglia cespugliose ed un bomba in testa.

Ma è questo il motivo per cui i sedicenti mussulmani stanno uccidendo persone, bruciando chiese, assaltando sedi diplomatiche, e boicottando intere economie?

Voi volete dire che per 5 disegni pubblicati su un giornale danese stanno impregnando il mondo di sangue innocente?!?

Chi legge mi scusi, forse la mia è una mente troppo semplice ma in genere, quando una cosa è incredibile potrebbe essere opportuno non crederla.

Accoglierò a braccia aperte la versione di chiunque voglia spiegarmi megli che succede ma per ora a me pare di capire che:

1) masse abilmente orchestrate stanno insanguinando il mondo per futili motivi;

2) le vignette sono state "saggiamente" fatte sparire,

3) i nostri giornalisti sembrano non aver visto le vignette, e si limitano di tacciarle di blasfemia senza sapere di cosa parlano.

E nessuno sembra dire che atti come bruciare una chiesa o uccidere un uomo in nome di Allah sono più blasfemi di qualsiasi disegno.

E nessuno sembra dire che la nostra tolleranza deve essere limitata dal rispetto dei nostri valori di base e che gli accordi internazionali vanno mantenuti.

DOVE SONO I NOSTRI FILOSOFI, I NOSRI OPINIONISTI, GLI AVVOCATI DEI NOSTRI VALORI?

Sarà bene che ci togliamo velocemente di dosso questa psicologia da perdenti o il nostro mondo diverrà presto tanto tanto brutto.

Nel mentre proporrei un'altra versione: non è che la reazione degli integralisti è proprio dettata da una saggia paura?
Non è che il ridicolo delle loro "non idee" è l'unica vera arma che li può danneggiare sputato in faccia alla gente. 
Manuali di magia narrano che una forte risata debella ogni maledizione.
Hitler temeva la satira più degli eserciti e così anche Stalin.
 
Pensateci: forse un bomabardamento di vignette potrebbe far iniziare a far considerare la UE non tanto un gigante scemo ma un colosso culturale con cui non è opportuno scherzare.  

Buona notte

Guido 


   

 




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